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EMERSIONI – IMMERSIONI – immagini, parole e suoni fra superficie e profondità l’Arte come strumento di lotta alla tossicodipendenza.

“Yes I’ve been black, but when I come back

you’ll know, know, know

I don’t ever want drink (take drugs) again

I just need a friend.”

REHAB – Amy Winehouse

Questa la canzone che Vittoria, una delle disegnatrici partecipanti, sente più vicina alla sua esperienza , un’esperienza che probabilmente ha più di qualcosa in comune con gli altri espositori.

La mostra “EMERSIONI – IMMERSIONI – immagini, parole e suoni fra superficie e profondità”, ospitata nel Foyer del Teatro Miela, è stata unu degli ultimi frutti del programma “Palinsesto per l’inclusione” della cooperativa sociale La Collina, promosso dal Dipartimento Attività Integrate Dipendenze e Salute Mentale di ASUGI, e con la partecipazione di Androna Giovani e Servizio Abilitazione Residenze Coop. La Quercia.

Il percorso ha visto cinque ragazzi, provenienti dall’ambiente delle tossicodipendenze, mettersi in gioco progettando e allestendo una mostra d’arte figurativa.

Durante l’allestimento dell’esposizione abbiamo parlato con più figure protagoniste del progetto, in modo da raccogliere quante più sfaccettature possibili delle varie fasi e aspetti.

La prima a riportarci la sua esperienza è stata Paola Favetta, educatrice di Androna Giovani per la Cooperativa “La Quercia”, il cui ruolo è quello di
formatrice e tutor per l’inserimento lavorativo.

Per Paola questa è la prima mostra, un’iniziativa, come ci racconta, che ha subito trovato una risposta molto positiva sia negli operatori che nei ragazzi, la cui intenzione è quella di portare alla cittadinanza il “bello” attraverso l’uso della parola e del disegno.

Un progetto che necessita di umanità e competenza, infatti abbiamo chiesto a Paola quale sia stata la parte più difficile per lei, i suoi colleghi e per i partecipanti.

Viceversa, non potevamo non porci degli interrogativi sulle emozioni provate dagli operatori che hanno accompagnato i ragazzi in questo viaggio.

Perchè proprio le arti figurative?

Con Paola abbiamo anche parlato di come questa scelta sia fiorita naturalmente, in seguito ad un laboratorio di disegno.

Dopo aver ascoltato Paola Favetta, ci siamo rivolti ad Arturo Cannarozzo, responsabile dell’infrastruttura informatica della cooperativa sociale La Collina, ma soprattutto addetto formazione per il progetto Palinsesto per l’Inclusione, per capire come sia nato tutto questo e a cosa ha portato.

Arturo ci ha fatto anche riflettere su come il suo stesso video game possa essere un’ulteriore espressione dell’arte figurativa, in quanto la sua creazione avviene dal nulla, proprio come avviene per il disegno.

Abbiamo chiesto anche a lui quale sia stata la parte più divertente di questo percorso.

Per Arturo c’è stato anche un momento particolarmente toccante, quando un ragazzo disabile e con dei disturbi d’apprendimento, ha dimostrato delle capacità inaspettate e che hanno addirittura fatto sorgere dei dubbi sul suo disturbo.

Passando dall’altra parte della barricata, abbiamo conosciuto Vittoria Berton, una ragazza seguita da Androna Giovani, una ragazza con occhi gentili da cui si intravede un’anima che sembra aver attraversato l’inferno.

Il tono di voce, con cui ci ha raccontato la sua partecipazione alla mostra, suona tranquillo, ma allo stesso tempo fragile, l’empatia che ci ha suscitato è stata immediata.

Per Vittoria quello del disegno è stato un ritrovarsi, perchè lo faceva già da ragazzina insieme al nonno, dopo la sua morte, però, ha smesso e come con il disegno ha smesso anche di cantare e fare la boxe.

In particolare preferisce cantare le canzoni di Amy Winehouse, artista che sente vicina per la turbolenta emotività che le accomuna.

Le canzoni che sente più sue sono “Just friends” e “Rehab”, proprio per le tematiche affrontate nei testi e per l’intensità dell’interpretazione.

Attraverso le parole di Vittoria abbiamo vissuto tutte le sue fasi creative dei suoi disegni: da dov’è partita, dalla parola “contatto” e semplicemente dalle sue sensazioni.

Dai testi al disegno e viceversa, tuttavia nessuna delle due parti è stata difficile, tutto è uscito di getto, come uno spasmo vitale partito dalla pancia, e che poi si è espanso in altre riflessioni.

Per Vittoria la parte più emozionante è stata doversi confrontare con le didascalie, trovandosi inaspettatamente davanti ad una “foto” di sè stessa.

Dopo aver preso confidenza parlando della mostra, Vittoria si è sentita di confidarci parte della sua esperienza con l’eroina, perchè ha iniziato a farne uso? Come si sentiva?

Per fortuna esiste anche il momento in cui si sente il bisogno di dire “basta”, Vittoria ci ha raccontato il suo.

Ci siamo sentiti di chiederle se si ricordasse la sua prima esperienza con l’eroina, il tipo di rapporto che si crea con questa subdola sostanza che viene chiamata anche “Mamma Eroina”.

Dopo aver ascoltato tutto ciò, è venuto spontaneo chiederle come si senta adesso, quali siano le sue difficoltà, e in che modo Androna Giovani la stia aiutando in questa fase.

Abbiamo fatto un gran respiro prima di farle l’ultima domanda, forse una delle domande più coraggiose a cui rispondere – Hai dei sogni?

Dopo aver conosciuto Vittoria è la volta di Vito, di sè non ha voluto parlare molto, preferendo darci delle spiegazioni sulle sue riflessioni sull’intelligenza artificiale, che hanno ispirato le tavole di uno dei suoi fumetti esposti.

La prima inaugurazione della mostra è avvenuta il 26 aprile 2024 alle 19.00 presso il Teatro Miela, ed è stata accolta con molto entusiasmo sia dai ragazzi partecipanti, che dagli operatori, ma soprattutto dal pubblico.

Il 6 maggio, invece, si è svolto un secondo importante incontro di presentazione del progetto, in cui è stata ribadita l’importanza del programma “Palinsesto per l’Inclusione” senza il quale queste iniziative non sarebbero possibili.

Nel corso della serata sono intervenuti Maurizio Rossi – tecnico della riabilitazione psichiatrica,Arturo Cannarozzo – addetto formazione per il progetto Palinsesto per l’Inclusione, Francesco Zardini – docente, illustratore e storico, Michela Brizzi – coordinatrice assistente sociale Dipartimento delle Dipendenze, e Stefania Grimaldi – responsabile area sviluppo della Collina.

In questa occasione Michela Brizzi ci ha spiegato cos’è per lei “Palinsesto”.

Stefania Grimaldi, invece, ha raccontato ai nostri microfoni le principali difficoltà del portare avanti un processo di riabilitazione, formazione e inclusione sociale come quello di “Palinsesto”, ormai diventato un modello importante e consolidato.

Maurizio Rossi, invece, ci ha portato il racconto di un’altra iniziativa del progetto “Palinsesto” nata durante il lockdown, un’iniziativa che questa volta non ha niente a che fare con l’arte, ma bensì con un laboratorio di panificazione.

Non solo disegni

Le opere, infatti, sono state arricchite dall’accompagnamento di particolari melodie, che una musicista ha composto al pianoforte, cercando di interpretare le emozioni e il carattere di ogni disegnatore, dando vita a delle suggestive sinestesie.

Non è mancato lo spazio dell’interattività con gli ospiti, poichè è stato possibile provare il video game sviluppato da Arturo Cannarozzo insieme ad alcuni ragazzi di “Palinsesto“, come non è mancato anche lo spazio per un particolare progetto video di Valentina, proiettato su una parete del foyer del teatro.

L’intento del suo lavoro è stato quello di raccontare la storia e il significato del Parco di San Giovanni attraverso la semplice narrazione di una passeggiata con i suoi cani all’interno del parco.

Ad arricchire tutto il “pacchetto”, il reading teatrale “La Cura”- risultato di un laboratorio parallelo che ha messo in campo trasversalmente più discipline artistiche, costruito con lo scopo di spingere i ragazzi a commentare con il loro linguaggio i contenuti del pamphlet di Borys Groys “La filosofia della cura.

La performance è il primo spettacolo creato dalla nascente compagnia teatrale Hope Spot curato da Teo Verdiani, già membro degli Stolen Wordz, compagnia teatrale nata nel 2016 all’interno del servizio Androna Giovani di ASUGI.

Abbiamo fatto una chiacchierata di gruppo anche con loro, cercando di ripercorrere le varie tappe della loro formazione.

Non tutti i componenti partono dallo stesso livello, c’è chi ha già avuto esperienze teatrali e chi invece sta iniziando adesso.

Alla fine, tra risate e battute, abbiamo chiesto loro un parere sulla loro performance di quella sera e soprattutto abbiamo voluto strappare loro qualche indiscrezione sui progetti futuri.

Per concludere vogliamo riprendere le parole di Paola Favetta, parole di speranza per un prosieguo di questo progetto con una seconda mostra, in cui i ragazzi riescano a rendere protagonisti anche il pubblico dell’esposizione.

L’idea, ancora in fase embrionale, vorrebbe la presenza di un pannello vuoto su cui i visitatori possano disegnare liberamente, ascoltando la musica, guidati dalle loro emozioni.

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