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Martedì 8 settembre alle 10.30 si è svolta l’attesa conferenza stampa della Caritas Diocesana Trieste, tema delle argomentazioni “Le mappe della povertà: dati, volti, prospettive“.

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Prima di parlare dei dati raccolti troviamo sia doveroso chiarire i servizi della Caritas Diocesana Trieste, i servizi attraverso cui si sono potuti registrare concretamente i dati della povertà.

Sì, perchè la Caritas Diocesana di Trieste non è solo un luogo in cui vengono distribuiti alimenti e vestiti ai bisognosi, ma è una rete di servizi che si pone l’obiettivo di accompagnare persone e famiglie in situazioni di povertà, marginalità, disagio abitativo o difficoltà sociale.

Attiva a Trieste dal 1982 collabora con parrocchie, Comune e Prefettura. I suoi servizi sono:

  • Il centro di ascolto – il punto di partenza dell’aiuto, le persone che si presentano vengono ascoltate e dopo aver valutato la loro situazione possono essere indirizzate verso gli altri servizi Caritas più indicati, o verso i servizi pubblici e territoriali più adatti. L’idea alla base é capire la situazione delle persone e insieme costruire un percorso che non sia soltanto un aiuto immediato che tamponi il problema. Le problematiche possono essere ad esempio difficoltà economiche, mancanza di beni essenziali, situazioni familiari difficili, necessità di orientamento ai servizi, problemi abitativi, problemi legati all’immigrazione e necessità di orientamento ai servizi.
  • L’emporio della solidarietà – un “supermercato solidale” da cui le persone e le famiglie che si trovano in difficoltà possono ricevere beni di prima necessità. Il servizio si impegna anche a un lavoro collegato con i Centri di Ascolto e i Servizi Sociali.
  • Il refettorio – comprendente 60 posti a sedere. Presso il refettorio e il Centro diurno “Giorgia Monti” le persone e le famiglie che vengono indirizzate dal Centro di Ascolto, dal Comune e dalla Prefettura possono ricevere pranzo e cena.
  • L’accoglienza abitativa e dormitori – per coloro che non hanno una sistemazione adeguata la Caritas mette a disposizione più forme di accoglienza come il Dormitorio Sant’Anastasio, rivolto a persone in transito o che si trovano in attesa di una sistemazione, e strutture per individui e famiglie con disagio abitativo, come la Casa accoglienza “Il Teresiano” che offre posti a persone e famiglie, prevalentemente residenti. L’aiuto, come detto prima, non si ferma qui perchè l’accompagnamento può avvenire anche nella gestione delle pratiche e dei rapporti con i servizi pubblici.
  • L’accoglienza di migranti e richiedenti protezione internazionale – la Caritas Diocesana di Trieste collabora e gestisce strutture dedicate ai migranti, ai richiedenti asilo e alle persone vulnerabili. Un esempio di queste strutture è Spazio 11, uno spazio notturno pensato soprattutto per migranti e rifugiati che rischiano di rimanere in strada. Al suo interno si può trovare possibilità di riposo, bevande calde, ricarica del telefono, assistenza sanitaria e informazioni legali, perchè anche in questo caso l’obiettivo non è solo dare un posto dove stare, ma l’inserimento sociale, l’accesso ai servizi, la conoscenza dell’italiano e l’autonomia lavorativa.
  • La formazione e inserimento lavorativo – ci sono casi in cui vengono attivati percorsi di formazione e tirocini con l’obiettivo di raggiungere progressivamente una maggiore autonomia.
  • La giustizia di comunità – un servizio pensato per le persone coinvolte in percorsi di giustizia di comunità, per esempio attraverso lavori di pubblica utilità o messa alla prova, in collaborazione con l’UEPE (Ufficio di esecuzione penale esterna).
  • Il doposcuola e le attività per bambini e ragazzi – la rete Caritas comprende anche il doposcuola, attività educative, iniziative ricreative elaboratori.

La conferenza stampa

A relazionare sul tema della conferenza stampa Padre Giovanni La Manna, direttore della Caritas Diocesana Trieste, il Monsignore Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, e la Dottoressa Vera Pellegrino, responsabile area promozione, formazione e osservazione della Caritas di Trieste, che hanno spiegato come attraverso i suoi tanti servizi la Caritas Diocesana Trieste riesca a toccare con mano l’entità del bisogno, i dati forniti non sono dati volanti basati sull’approssimazione, ma numeri che corrispondono a ogni persona che ha chiesto aiuto e che è stata aiutata. Ed è quindi così che oltre a rete di aiuti Caritas diventa anche osservatorio in grado testimoniare i livelli e le le ragioni della povertà sul nostro territorio.

La Dottoressa Vera Pellegrino ha esposto in modo semplice ed efficace quelle che sono state riscontrate come “Le caratteristiche della povertà“.

La povertà è strutturale, complessa, multidimensionale e aumenta con facilità la diseguaglianza sociale.

In Italia, nell’anno 2025, circa 282.539 persone si sono rivolte alla Caritas dimostrando come la povertà sia sempre più cronica, infatti il 28% delle persone accompagnate è in carico ai servizi Caritas da almeno 5 anni. Uno dei dati più alti registrati dal 2019.

A Trieste, invece il Centro di Ascolto ha supportato 882 persone, mentre l’Emporio della Solidarietà ha distribuito la spesa a 772. L‘area accoglienza per le persone residenti sul territorio e in condizione di disagio ha ricevuto 284 persone, il Dormitorio di Sant’Anastasio e gli altri servizi dedicati ai migranti e richiedenti asilo hanno offerto sostegno a 2.004 persone, lo Spazio 11 ha fornito un riparo per la notte a 6.000 individui e il Refettorio ha donato un pasto caldo a circa 4.000 cittadini e non.

La Dottoressa Vera Pellegrino specifica inoltre che il numero complessivo delle persone intercettate non va interpretato come somma aritmetica, in quanto le stesse persone possono accedere a più servizi.

Le forme di povertà

Padre Giovanni La Manna e il Monsignore Enrico Trevisi hanno continuato la conferenza illustrando le varie forme di povertà riscontrate sul territorio Triestino

  • Povertà abitativa – ci sono due tipi di persone che si presentano al Centro d’Ascolto: i senza dimora, con una percentuale del 19% e le persone che non riescono far fronte alle spese per mantenere la propria abitazione e che chiedono aiuto per pagare l’affitto o le bollette, con una percentuale dell’80%.
  • Povertà over 55 anni, degli anziani in solitudine – Nel 2025 si è riscontrato come quasi una persona su tre, accompagnata dalla rete nazionale della Caritas, viva da sola, mentre a Trieste, sempre attraverso i dati, si evidenzia come la solitudine possa essere un acceleratore di povertà, vivere da soli dopo i 55 anni può significare dover affrontare con un solo reddito i costi dell’abitare, della cura e della quotidianità.
  • Interventi del Centro di Ascolto – Anche in questo frangente la maggior parte degli interventi ha avuto al centro la povertà abitativa, che ha portato la Caritas Diocesana Trieste a stanziare 27.919 euro per il pagamento delle bollette e 12.732 euro per i sussidi per gli affitti.
  • Focus Migranti – 50 paesi e 6.000 persone si sono interfacciate con lo Spazio 11, la maggior parte è costituita da giovani uomini provenienti dai Paesi della rotta balcanica come Afghanistan, Pakistan, Nepal e Bangladesh, ma esiste anche la presenza di donne e bambini al seguito della famiglia. Per rispondere alle esigenze il dormitorio di Sant’Anastasio ha accolto le situazioni familiari più vulnerabili, in tutto da gennaio sono transitate 320 donne e 104 bambini, tra i 0 e 14 anni, provenienti dal Nepal, dalla Turchia e dal Kosovo.
  • Focus Carcere – Criticità a Trieste. Il 28 febbraio 2026 la Casa circondariale ospitava 238 detenuti a fronte di una disponibilità di 150 posti, arrivando così ad un tasso di sovraffollamento del 154,7%. Nel 2025 la Caritas Diocesana Trieste ha seguito 65 persone in misura alternativa, cercando di inserirle in attività come i servizi della mensa e di accoglienza.
  • Focus Giovani universitari stranieri – Tra il 2025 e il 2026 il Centro di Ascolto di Trieste ha risposto a 34 giovani universitari stranieri che hanno chiesto aiuto per pagare l’affitto, le utenze, la spesa e le tasse universitarie. Alcuni di questi sono giovani che usufruiscono di borse di studio che poi non riescono a mantenere perchè non raggiungono i risultati previsti a causa di difficoltà linguistiche, o di condizioni familiari complesse.

Povertà di comunicazione

Alla fine della conferenza abbiamo intervistato Padre Giovanni La Manna su un tema che ci sta a cuore, ovvero la povertà di culturale, chiedendo anche quali possano essere degli strumenti da mettere in campo per contrastarla. Padre Giovanni La Manna punta il focus sulla formazione e la sua importanza, perchè solo con giovani formati e menti e coscienze sveglie si possono contrastare la povertà culturale e di comunicazione, vivendo una vita da cittadini liberi e attivi. Padre Giovanni La Manna sottolinea anche come il linguaggio sia uno dei tanti metodi di comunicazione e che in questi casi deve essere bilanciato molto bene senza perdere il focus sull’obiettivo finale di fare del bene alle persone, persone diverse con idee diverse possono collaborare insieme per creare qualcosa di valido se si lasciano da parte prevaricazioni ed eventuali incompatibilità.

Un estratto dell’intervista con Padre Giovanni La Manna

Abbiamo intervistato anche Monsignore Enrico Trevisi chiedendo quanto conti il fattore comunicazione, spesso infatti la comunicazione tra le varie istituzioni non non è per niente semplice. Il Monsignore Enrico Trevisi ha espresso come la chiave per una buona comunicazione sia il disinnescare la paura, perchè ci sono molti passaggi o procedure che possono far paura, ma solo trasformando l’ansia in partecipazione si possono veramente vedere i passi che si muovono per l’aiuto.

La seconda domanda che gli abbiamo fatto è stata sulla comunicazione pubblica, su quanto sia utile e cosa servirebbe per sensibilizzare sempre di più le persone su queste tematiche

Monsignore Enrico Trevisi ci ha subito fatto capire come ci sia una buon flusso di lavoro dal basso verso l’alto e viceversa, tuttavia in certi casi si rischia di rimanere inceppati nella burocrazia invalidando le azioni concrete che si stavano cercando di mettere in campo, ci sarebbe bisogno di un nuovo modello, con una burocrazia meno stretta, come si può trovare in altre città italiane.

Un estratto dall’intervista con il Monsignore Enrico Trevisi.

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